| Caratteristiche BioEnergetiche e Prestative del Tennista e programmazione ad Alto Livello. | Leggi come impostare una programmazione dell'allenamento del tennista di alto livello e scopri quali sono le caratteristiche bionergetiche e prestative nel tennis...
Caratteristiche BioEnergetiche e Prestative del Tennista e programmazione ad Alto Livello.

Caratteristiche del Tennis
Per cercare di capire quali siano le caratteristiche della spesa energetica nel tennis sono stati compiuti degli studi statistici sulla durata effettiva del gioco e sulla durata degli scambi confrontando le diverse superfici di gioco sia nel settore femminile che in quello maschile.
Ne è risultato che i tempi di gioco sono molto ridotti sia per la durata degli scambi sia per la durata del gioco effettivo.
Infatti dagli studi compiuti si evince che per gli uomini la percentuale di tempo di gioco effettivo nell’intero match sulla terra rossa è del 26,5% e le pause sono del 73,5%. Sul sintetico la percentuale di tempo di gioco effettivo è del 21,2% e le pause sono del 78,8%. Sull’erba la percentuale di tempo di gioco effettivo è del 15% e la pause sono del 85%.

Invece dallo stesso studio in campo femminile abbiamo questi risultati: la percentuale di tempo di gioco effettivo nell’intero match sulla terra rossa è del 44% e le pause sono del 56%. Sul sintetico la percentuale di tempo di gioco effettivo è del 40% e le pause sono del 60%. Sull’erba la percentuale di gioco effettivo è del 27% e le pause sono del 73%.
Guarda nella tabella sotto la percentuale dei tempi degli scambi per gli uomini per superficie:
Terra Battuta | Sintetico | Erba | Tempi | 51,5% | 64,6% | 87% | 0-5 secondi | 26,3% | 18,6% | 11,7% | 6-10 secondi | 9,2% | 6,7% | 1,3% | 11-15 secondi | 6,5% | 3,5% | | 16-20 secondi | 4,1% | 2,9% | | 21-25 secondi | 1,4% | 1,9% | | 26-30 secondi | 1,0% | 1,6% | | > 30 secondi |
Guarda nella tabella sotto la percentuale dei tempi degli scambi per le donne per superficie:Terra Battuta | Sintetico | Erba | Tempi | 25,2% | 38,2% | 53,2% | 0-5 secondi | 30,4% | 31% | 36% | 6-10 secondi | 17,9% | 15,4% | 6,8% | 11-15 secondi | 11,5% | 7,7% | 3,3% | 16-20 secondi | 6,8% | 4,2% | 0,7% | 21-25 secondi | 4,9% | 2,3% | | 26-30 secondi | 3,3% | 1,2% | | > 30 secondi |
Ora analizziamo infine i parametri temporali della partita e il modello bionergetico nel tennis. Una partita di tennis al meglio dei 5 set ha una durata media di tre ore di gioco complessivo. Il tempo effettivo di gioco della partita sull’erba per un’ora di gioco è di 3’42’’. Il tempo effettivo di gioco della partita sulla terra battuta per un’ora è di 14’56’’.
In ogni punto a Wimbledon la durata media dello scambio è di 2,65 secondi e al Roland Garros è di 8-10 secondi. E la fase passiva di recupero è di massimo 25 secondi.
La frequenza cardiaca media è tra le 140 e 150 pulsazioni al minuto. Per breve tempo si toccano punte di 170-190 battiti per minuto. La concentrazione dell’acido lattico nel sangue è di 2-3 mmol/L.
Tutti questi dati scientifici ci confermano in toto che il sistema decisamente prevalente è il sistema fosfageno e che, quindi, bisogna allenare e incrementare al meglio la capacità anaerobica alattacida dell’atleta tennista.
Il tennis non può essere certo definito come uno sport di resistenza, anzi la qualità che certamente risulta essere la più importante è la rapidità (velocità) che è strettamente collegata alla reattività ed alla forza esplosiva degli atleti.

Come vedremo più avanti, sono interessati tutti e tre i principali sistemi bio-energetici ma in percentuali molto differenti, e nettamente a favore del sistema energetico fosfageno (anaerobico alattacido).
Altro fattore molto importante è la capacità di recupero dato che il tennista è costretto a ritmi molto intensi di breve durata (e ripetuti nel tempo) ma scanditi da pause che non possono superare i 24 secondi tra un punto e l’altro e di 1’30’’ ai cambi di campo.
Il tennista deve affrontare una grande variabilità di situazioni di gioco che colloca questo sport nei cosiddetti sport di situazione. (poiché ogni colpo non è mai uguale a un altro e ogni scambio e punto giocato non è mai uguale a un altro).
Il tennis: uno sport di situazione
Ma che cos’è esattamente uno sport cosiddetto di situazione? Si potrebbe rispondere semplicemente dicendo che è uno sport dove si ipotizza un carico di lavoro per l’atleta tennista ma che ha un’alternanza e una variabilità di situazioni che impegnano i differenti sistemi bioenergetici in modo sicuramente non prevedibile perfettamente.
Cercheremo perciò di prendere in considerazione il tempo medio di esecuzione degli scambi (punti) di gioco del tennis e i tempi di recupero.
Come detto in precedenza si cerca di prevedere un carico di allenamento in modo che l’atleta possa soddisfare almeno la maggior parte delle situazioni proposte dal gioco stesso.
A tale scopo definiremo tale tempo come tempo necessario sia per eseguire determinati movimenti che per portare a compimento un gioco o un intero incontro.

Un incontro di tennis al meglio dei tre set può durare da un’ora a tre ore o più, perciò dei tempi di attività così prolungati starebbero ad indicare che al rifornimento energetico è maggiormente interessato il sistema aerobico, ma questo, come sappiamo, non è il ragionamento corretto. Non lo è perché comunque il gioco del tennis richiede di effettuare spostamenti molto rapidi, cambi improvvisi di direzione, salti, scatti improvvisi, movimenti esplosivi come nel servizio e nello smash, ecc, ecc… tutti movimenti, questi, rapidi, molto intensi ed esplosivi e che vengono eseguiti ad intermittenza con pause nel corso delle fasi di gioco. Così anche se l’incontro ha la durata di diverse ore, vi sono all’interno diversi momenti largamente anaerobici.
Il tennis quindi è uno sport di situazione a fase anaerobiche/aerobiche alternate dove prevalgono decisamente durante gli scambi le fase anaerobiche.
Il tennis, come si può dedurre dai tempi di gioco, richiede alternativamente alte e basse applicazioni di potenza; ci troviamo così di fronte a differenti richieste energetiche che vengono soddisfatte da tre differenti modalità di rifornimento di energia ai muscoli scheletrici.

Sistemi Bio-Energetici
- Il sistema ATP-PC: sistema dei fosfageni (anaerobico alattacido) Sinteticamente elenchiamo le caratteristiche: è anaerobico; è alattacido (non si producono sottoprodotti); è molto rapido a fornire energia, potente ma molto limitato nel tempo (dura, si esaurisce in pochi secondi); il carburante è la FosfoCreatina; è impiegato nello sprint ed in qualsiasi attività di elevata intensità e di breve durata. Quindi l’utilità del sistema ATP-PC consiste nell’immediata disponibilità e nella potenza di energia piuttosto che nella quantità della stessa (molto limitata). Nel tennis è il sistema prevalentemente utilizzato e di ciò bisogna tener conto nella programmazione e nella specificità degli allenamenti.
- Il sistema Anaerobico Lattacido Sinteticamente elenchiamo le caratteristiche: è anaerobico; è lattacido (si produce il sottoprodotto di scarto, l’acido lattico che produce fatica muscolare); è abbastanza rapido a fornire energia (inizia dopo 45 secondi circa e si esaurisce dopo circa 3 minuti); il carburante alimentare è il glicogeno. Il sistema dell’acido lattico, così come il sistema ATP-PC, è per il nostro organismo di estrema importanza, soprattutto per la sua capacità di provvedere ad un rapido rifornimento energetico. Ad esempio, gli esercizi eseguiti con un intensità massimale dai 45 secondi fino ai tre minuti, dipendono in grande prevalenza dal sistema anaerobico lattacido per il rifornimento di energia. Anche nel tennis, il sistema dell’acido lattico, in percentuale modesta (si parla intorno al 10-15%), è utilizzato negli scambi molto lunghi, che avvengono di rado ma possono essere determinanti per il risultato finale.
- Il sistema Aerobico Sinteticamente elenchiamo le caratteristiche: è aerobico; è molto lento ad innescarsi; ha una scarsa potenza; è “inesauribile” nel tempo; non causa nessun sottoprodotto; il carburante alimentare è dato dai grassi, dal glicogeno (e dalle proteine); è impiegato nelle attività di resistenza e di lunga durata. Per quanto riguarda il tennis, si può facilmente capire come il sistema aerobico sia scarsamente utilizzato e che comunque una buona capacità aerobica può essere utile al tennista per sopportare la quantità di lavoro che il carico di allenamento (o agonistico degli incontri) propone e per migliorare la capacità di recupero. La particolarità del tennis, inoltre, è il fatto che si sa quando inizia un incontro (circa), ma non si sa quando finisce; per questo risulta abbastanza importante l’apporto che può dare il sistema aerobico alla prestazione del tennista come supporto diretto e come sostegno agli altri meccanismi bioenergetici sempre impegnati. Da studi scientifici compiuti, ricordiamo che in un incontro di tennis mediamente l’incidenza del sistema anaerobico alattacido insieme al sistema anaerobico lattacido è del 70%. L’incidenza del sistema anaerobico lattacido insieme al sistema aerobico nel tennis è del 20%. E l’incidenza del solo sistema aerobico nel tennis è del 10%.
Caratteristiche del tennis moderno di oggi
Oggi il tennis attuale è cambiato rispetto a quello di qualche anno fa per diversi motivi e fattori: - gioco più “fisico”: l’aspetto della preparazione fisica/atletica è diventato decisamente rilevante e si evidenzia nei seguenti aspetti: 1) colpi più potenti ed esplosivi 2) gioco a tutto campo 3) servizio sempre più importante (record sopra i 246 km/h)

Oltre agli aspetti puramente fisico-atletici oggigiorno è importante che il tennista possieda una: - capacità tecnica elevata (per poter utilizzare tutto il potenziale fisico e tattico) - “modernizzazione della tecnica”: tennis maggiormente dinamico, improntato alla spinta continua con grande intensità.
Problematiche attuali del tennis professionistico
Uno degli aspetti caratterizzanti del tennis attuale è la durata del periodo agonistico e il conseguente numero molto elevato di incontri che gli atleti devono sostenere.
La difficoltà maggiore per gli allenatori è come riuscire a portare il proprio atleta ad esprimersi ad alto livello e, soprattutto, come riuscire a mantenere il livello del rendimento ottimale durante tutta la stagione agonistica.
I contenuti della preparazione del giocatore di tennis sono di carattere tale che possono essere facilmente utilizzati, secondo i criteri “classici”, in un periodo di preparazione o in un periodo di gara.
Con l’aumento del livello dei risultati e la crescente pressione commerciale diretta a fare in modo che uno sport sia costantemente presente nei mass media, per cui ai quattro tornei del “grande slam”, vengono aggiunti i 9 tornei “master series” e tutti gli altri tornei principali del circuito ATP e WTA, la Coppa Davis e la Federation Cup, questa problematica su complica fino a rendere impossibile una razionale pianificazione dell’allenamento.

Come detto, oggi, la stagione agonistica impegna gli atleti per (quasi) 11 mesi all’anno, lasciando perciò poco spazio alla preparazione lontano dalle gare.
Un professionista gioca circa 80 incontri più la Coppa Davis ed esibizioni arrivando a sfiorare anche i 100 incontri l’anno!
Per capire meglio che tipo di programmazione si adatta al gioco del tennis, dobbiamo distinguere tre tipi di giocatori/giocatrici:
- coloro che giocano solo per divertimento a livello amatoriale senza una preparazione condizionale degna di nota - gli atleti che partecipano a competizioni allenandosi seriamente, ad esempio per partecipare all’attività agonistica federale a livello regionale o nazionale - i professionisti che giocano a livello d’elite
Prendiamo ora in considerazione i giocatori di livello regionale e nazionale.
Aspetti della programmazione per atleti che disputano attività a livello regionale e nazionale
Per la programmazione delle federazioni nazionali per atleti di livello regionale e nazionale può essere applicato il modello della periodizzazione di Matveev pensato per gli sport individuali. Infatti, per esempio, si potrebbe suddividere la stagione (anno) agonistica nel seguente modo: da dicembre a aprile (per circa 5 mesi) dedicarsi alla preparazione completa di allenamento (tecnica, tattica e fisica); poi da maggio a settembre (per circa 5 mesi) dedicarsi al periodo delle gare e delle competizioni; infine da ottobre a novembre (per circa 2 mesi) dedicarsi al periodo di transizione e di rigenerazione.
In questo caso, con atleti di questo livello, bisognerebbe introdurre il principio dell’allenamento a blocchi e, nel caso del tennis, prima un blocco di forza (specifica), con allenamento della resistenza (specifica). Le caratteristiche di questo blocco di forza per esempio potrebbero essere incentrate sulla costruzione muscolare e resistenza alla forza e in quantità minore (per il momento) lavorare sulla coordinazione intramuscolare, sulla forza reattiva e sulla forza rapida.
Poi, parallelamente saranno fatti eseguire esercizi di rilassamento e di allungamento.
Invece, le caratteristiche della fase successiva saranno dedicate prevalentemente alla tecnica: esercitazioni tecniche anche con impulso massimo, poi esercitazioni di forza rapida, esercitazione di velocità (rapidità) ed esercizi di trasformazione.
Il tempo del quale dispongono questi atleti dovrebbe permettere facilmente alla grandissima maggioranza di questi giocatori di prepararsi al periodo di gara richiamandosi ai principi “classici”.
Invece che della mescolanza di tutti i fattori che determinano la prestazione nel tennis, potrebbe essere inserito un blocco concentrato di forza introduttivo alla preparazione, dato che nel tennis, come abbiamo visto chiaramente, il successo è decisamente determinato anche dalla forza rapida ed esplosiva.
Però, se si vuole realmente ottenere un effetto ritardato, e soprattutto proporzionalmente maggiore di allenamento all’inizio dell’attività agonistica, occorrono almeno 4 sessioni di allenamento alla settimana per 6-8 settimane.
Ad esse dovrebbe fare seguito la fase di “trasformazione”, con l’applicazione di forza rapida nei fondamentali tecnici posseduti.  Per i giocatori di tennis la resistenza anaerobica alattacida, rilevante per la prestazione, viene integrata, nell’attività di gara, collegandola con l’allenamento diretto a stabilizzare la tecnica e la tattica, in modo adeguato alla costruzione di un microciclo settimanale e l’attività aerobica, che contribuisce alla capacità di recupero, (allenata con interval training ad alta intensità adattato al modello prestativo del tennista) assume l’aspetto di natura di contenuto concomitante che accompagna l’attività competitiva.
Nell’attività a livello regionale e nazionale, la rigenerazione dopo i tornei è garantita e, dopo il periodo di transizione, ci sarebbe anche il tempo da dedicare all’affinamento o al cambiamento della tecnica.
Nel periodo di gara, quando si tratta di un impegno agonistico alla settimana (per esempio nei campionati nazionali a squadre) il programma potrebbe rispecchiare il seguente andamento:
Domenica: gara o competizione Lunedì: corsa e allenamento leggero di recupero attivo Martedì: esercitazioni di ritmo, reazione e rapidità Mercoledì: esercitazioni di ritmo, resistenza specifica ed esercitazioni tecniche Giovedì: set impegnativi agonistici di simulazione alla gara Venerdì: allenamento di colpi in scioltezza Sabato: pausa o come il venerdì o allenamento funzionale
Prendiamo ora in considerazione i professionisti.

Giocatori professionisti di livello internazionale: un allenamento combinato della tecnica e della condizione fisica?
I giocatori di vertice si trovano in una situazione completamente differente dai giocatori amatori e anche dagli agonisti a livello regionale e nazionale.
I principi della pianificazione, sperimentati negli sport individuali (per esempio allenamento a blocchi), che, modificati, possono essere utilizzati con i giocatori di livello regionale o nazionale, non sono più applicabili. La successione cronologica: periodo di preparazione, periodo di gara e periodo di transizione è impossibile.
Un intero anno di impegno fisico nelle gare impone forzatamente che un giocatore professionista sia sempre “in forma”. Nonostante i 4 appuntamenti principali, ovvero i tornei del “grande slam”, siano fissi nel tempo, non è calcolabile ciò che può avvenire. La storia del tennis ci insegna che anche il numero 1 del mondo può perdere ai primi turni.

La densità delle competizioni è tale, che per quanto riguarda l’allenamento condizionale, rimane solo il discutibile compromesso di puntare all’incremento della preparazione fisica durante la stagione attraverso “drills tecnici” fissi e non troppo complessi.
E’ chiamata anche tripla periodizzazione (allenamento o piuttosto competizioni continue). Ci sono tre problemi principali: - 1 problema: mancanza di tempo per l’allenamento condizionale - 2 problema: impossibilità di calcolare l’impegno nelle gare principali - 3 problema: rigenerazione
Quali sono i tentativi di soluzione? Il miglioramento/mantenimento della condizione fisica viene controllato indirettamente, attraverso drills tecnici, contro l’opinione tradizionale della teoria (degli sport individuali) che tecnica/tattica – condizione fisica sarebbero contenuti separati nell’allenamento.
I risultati di questa metodologia di allenamento ha portato ad affermare che la rapidità e la precisione dell’azione non vengono compromessi dall’abbinamento tecnica-condizione.
Inoltre il timore di conseguenze negative è giustificata solo per la prima acquisizione della tecnica, e quindi non esiste nei drills.

Comunque la combinazione dell’allenamento tecnico con quello condizionale è indubbiamente una soluzione d’emergenza, adattata dalle costrizioni del sistema; semplicemente la realtà non permette ad un tennista professionista di comportarsi secondo i principi abituali della pianificazione dell’allenamento.
Spesso vengono applicati carichi di lavoro senza che si siano smaltiti i residui della fatica.
Alcuni allenatori spagnoli (tra i quali Pato Alvarez) applicano sempre e comunque lo stesso metodo con i loro giocatori diminuendo o aumentando la quantità, ma non l’intensità (sempre elevata), a seconda se si è più o meno vicini all’incontro da disputare.
Può essere considerato, anzi lo è sicuramente un metodo empirico, ma visti gli ottimi risultati ottenuti… chi può dire che non vada bene?
Probabilmente gioca, in questo caso, anche un ruolo fondamentale la personalità dell’allenatore che esercita sull’atleta un particolare carisma.
Probabilmente, se tale preparazione fosse frutto di una programmazione più mirata, i risultati potrebbero essere ancora migliorati potendo contare su atleti molto bene “educati al lavoro”.
In ogni caso le leggi biologiche “carico, adattamento e recupero” restano il principio fondamentale della teoria dell’allenamento e non verranno messe fuori moda né dai tennisti professionisti, né dai loro allenatori, né dall’influenza dei dirigenti.
Per garantire la rigenerazione si può ricorrere alle misure più diverse, ma le due più importanti restano una forma periodica (a onde) all’allenamento ed un numero ragionevole di gare.

Per Informazioni:
Dott. Andrea Cristofori Personal Trainer & Preparatore Fisico Professionista Master Trainer delle Vibrazioni meccaniche Esperto in Kinesiologia e Movimento umano Formatore Tecnico/Scientifico sportivo Preparatore Fisico FIT & Insegnante di Tennis Consulente in Sport e Fitness Management Sede operativa: Bologna Mobile: 347/0442844 Web Portal: www.andreacristofori.net E-mail: info@andreacristofori.net
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